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GIUSEPPE DI VITTORIO

diario 15/3/2009

 

Giuseppe Di Vittorio nasce a Cerignola il 13 agosto del 1892 [in realtà la data è l'11 agosto, dichiarata all'anagrafe di Cerignola il 13 agosto, ndr] . Il padre Michele è un lavoratore dei campi e tutta la famiglia è costituita da braccianti agricoli. La madre si chiama Rosa Errico.

Nel 1902 il padre muore in seguito a malattia contratta nel suo lavoro di curatolo, e lui è costretto ad abbandonare la scuola elementare per essere avviato al lavoro nei campi.
Nel 1904, nel maggio, partecipa ad una manifestazione di lavoratori agricoli, durante la quale interviene la polizia. Quattro lavoratori vengono colpiti a morte. Fra questi un suo giovane amico quattordicenne, Antonio Morra.
Nel 1910, alla fine di novembre, diventa segretario del circolo giovanile socialista di Cerignola, che prende il nome di "XIV maggio 1904", per ricordare l'eccidio consumato in quell'anno. Il circolo prende ben presto un indirizzo a carettere sindacalista rivoluzionario, staccandosi dal PSI e aderendo alla Federazione di Parma della gioventù socialista. Partecipò all'esperienza del sindacalismo rivoluzionario e aderì all'USI (l'Unione Sindacale Italiana, nata nel 1912 dalla scissione con la CGdL riformista), ricoprendone dal 1913 la carica di membro del Comitato Centrale.
Nel 1913 diventa segretario della Camera del Lavoro di Minervino Murge, mentre si sviluppa in parecchi centri della Capitanata e della provincia di Bari l'influenza del sindacalismo rivoluzionario.
Nel 1914, ricercato dalla polizia in seguito ai fatti della "settimana rossa", è costretto a riparare a Lugano. Quindi prende contatto con molti fuoriusciti italiani e ne approfitta per studiare in modo sistematico. E' quello che Di Vittorio ricorderà come il suo "liceo".
Nel 1915 è richiamato in guerra e dopo aver partecipato a parecchie azioni rimane ferito. Per il suo passato di "sovversivo", dopo un lungo peregrinare, viene inviato a Porto Bardia, in Libia. Rientrerà in Italia tra gli ultimi, nell'agosto del 1919. Il 31 dicembre sposa Carolina Morra. Avranno due figli: Baldina, che nasce a Cerignola il 6 ottobre del 1920, e Vindice che nasce a Bari il 21 ottobre 1922.

Nel 1921 viene eletto deputato mentre è detenuto nelle carceri di Lucera. La elezione a deputato avviene in circostanze del tutto eccezionali. Esse ci offrono un quadro della situazione non solo personale, ma ci indicano lo scontro sociale in atto tra la fine del 1920 e la metà del 1921. In questo periodo dilaga il fascismo, con la violenza più spietata, in molti centri pugliesi considerati le roccaforti del movimento socialista e, soprattutto, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori. Queste fanno capo, in parte, alla CGdL, di orientamento socialista, e in misura consistente (Cerignola, Minervino, Corato, Bari) all' Unione sindacale italiana, di cui Di Vittorio è il maggiore e più qualificato esponente. La resistenza al fascismo era molto forte in Puglia e Di Vittorio ne era uno degli animatori più convinti e deciso. Ed è proprio in seguito ad uno sciopero regionale antifascista, in un momento in cui il movimento operaio è più in ritirata, che Di Vittorio viene arrestato.
Nel 1921 lo scontro in quella campagna elettorale è totale: i fascisti provocano una strage a Cerignola (nove lavoratori uccisi). Nonostante il clima di violenza e di intimidazione Di Vittorio viene eletto. Per tutto il 1921 e fino ai primi mesi del 1923, l'attenzione preminente di Di Vittorio è rivolta alla situazione dei lavoratori e delle loro organizzazioni in Puglia, sottoposta ad un'opera di logoramento fino alla distruzione. Egli stesso è bandito dalla sua città, dai fascisti di Cerignola. Ma è a Bari che egli mette a profitto tutta la sua esperienza, nella Camera del Lavoro. L'occasione e' offerta dallo sciopero nazionale, detto "legalitario", dell'estate 1922, che ha luogo in tutta Italia per imporre la fine delle violenze fasciste ed il ritorno al rispetto della legge. Indetto dall'Alleanza nazionale del lavoro lo sciopero si risolse in una amara sconfitta: furono poche le realtà nel quale si costituì un ampio schieramento antifascista. Una di queste è stata Bari e la sua Camera del Lavoro che riuscì a costituire un ampio schieramento di forze (socialisti, sindacalisti, anarchici, comunisti, ufficiali fiumani, arditi del popolo) e tenne in scacco i fascisti fino all'ottobre del 1921, quando intervenne l'esercito a conquistare e sciogliere la Camera del Lavoro.
Sul finire del 1922 per Di Vittorio non è più possibile vivere in Puglia. Si trasferisce a Roma.
Nel 1924 avviene l'incontro con Antonio Gramsci e con Palmiro Togliatti, che lo porta ad aderire al Partito Comunista. Insieme con Ruggiero Grieco, dirigente comunista pugliese, avvia un'interessante lavoro per gettare le basi di un'organizzazione autonoma dei contadini italiani, in primo luogo nelle regioni meridionali. Il clima è quello della semilegalità che ben presto diventerà, ai primi di novembre del 1926, illegalità piena e totale.
Fra il 1928 ed il 1930 è in Urss, rappresentante del Pcd'I presso l'Internazionale Contadina. Nel 1930 va a Parigi per far parte del gruppo dirigente del PCI e per assumere l'incarico di responsabile della CGIL clandestina. Nella primavera del 1935 muore la moglie di Di Vittorio.
Nel 1936 è fra i primi ad accorrere in Spagna ad Albacete partecipa all'organizzazione delle Brigate Internazionali con Luigi Longo e Andrè Marty ed altri dirigenti. Nel 1939 dirige "La voce degli italiani", quotidiano antifascista. Il 10 febbraio 1941 è arrestato a Parigi dai tedeschi. Assieme a Bruno Buozzi e Guido Miglioli viene consegnato alle autorità italiane, che lo condannano a 5 anni di confino che sconta sull'isola di Ventotene.

Nel 1943 viene liberato e partecipa alla lotta di Liberazione. Firmatario del Patto di unità sindacale di Roma del 1944 con Achille Grandi per i democristiani e Emilio Canevari per i socialisti, diviene segretario generale della Cgil unitaria e poi, dopo la scissione, della Cgil fino alla sua morte.
Nel 1946 viene eletto deputato dell'Assemblea Costituente.
Tra le sue innumerevoli iniziative, va almeno ricordato il Piano per il lavoro, del 1949. Nel 1953 viene eletto presidente della FSM (Federazione Sindacale Mondiale).
La convinta adesione agli ideali comunisti fu sempre contraddistinta da una totale autonomia che ebbe il suo momento più noto nella condanna decisa della feroce repressione sovietica in Ungheria nel 1956. Un altro punto fermo del suo pensiero fu il rifiuto della violenza nelle lotte di massa e nell'azione del movimento sindacale, convinto come era che nel nuovo regime democratico ai lavoratori erano dati gli strumenti pacifici per sviluppare le loro rivendicazioni e per allargare la loro influenza sugli altri ceti della popolazione italiana. Non ebbe esitazioni ad ammettere pubblicamente gli sbagli della organizzazione che dirigeva, e memorabile in questo senso rimane il discorso al comitato direttivo della Cgil dell'aprile del 1955, dopo la sconfitta alle elezioni dei rappresentanti dei lavoratori alla Fiat.
Muore il 3 novembre del 1957 a Lecco, dopo un incontro con i delegati sindacali.

L'affermazione del valore sociale e culturale del lavoro è stato il principio che ha sempre ispirato e accompagnato l'azione sindacale di Di Vittorio; l'autonomia, la democrazia e l'unità del sindacato sono stati i suoi principali obiettivi. La CGIL doveva restare rigorosamente plurale e apartitica, senza per questo venire meno ad una sua naturale vocazione politica, centrata sulla difesa e lo sviluppo della democrazia e della Costituzione repubblicana, che aveva nella solidarietà e nei diritti i suoi principali valori. Pur vivendo una stagione assai difficile, segnata da tensioni ideologiche stridenti legate al sottile equilibrio bipolare della guerra fredda, Di Vittorio lavorò sempre per l'unità di tutti i lavoratori, dalla quale faceva derivare anche l'unità sindacale; a suo avviso, solo in questo modo sarebbe stato possibile difendere l'interesse generale della classe lavoratrice, lottando efficacemente per la sua emancipazione.


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Che juve.....il cuore non è bastato

diario 11/3/2009

A grande sopresa mister Ranieri ha schierato il tridente Del Piero,Iaquinta & Tezeguet un inizio fantastico una juve che aggrediva in ogni parte del campo.Prima tegola per Ranieri al 13° perde gia Nedved per infortunio subito sostituito da Salihamidzic.Al 19’, al primo brivido della gara, la Juve va in vantaggio. Trezeguet inventa in girata un assist per Iaquinta, che semina Terry in velocità e fulmina Cech in uscita. L’Olimpico esplode. La Juve è avanti, e pareggia i conti con l’andata.Ultimi minuti del primo tempo,fatali per la vecchia signora che prima con una punizione di Drogba, Buffon si accartoccia sul suo palo. Palla dentro? Per l’arbitro sulla linea.Un minuto dopo una conclusione dalla grande distanza di Lampard viene deviata da Tiago, spiove in verticale improvvisamente: Buffon, ingannato dalla traiettoria, non ci arriva, palla sulla traversa, Essien arriva in corsa, brucia Molinaro e segna l’1-1.nel secondo tempo la juve sembra piu persa del solito ma ad un certo punto Ranieri prova un cambio esce Iaquinta ed entra la "formica atomica"(alias Sebastian Giovinco)che è veramente in serata con giocate di immensa classe illumina  l'olimpico.Altra brutta tegola per la juve brutto fallo,a centrocampo di Chiellini espulso per somma di ammonizioni la partita sembra sempre più in salita però cè Del Piero punizione dal limite mano nella bariera è rigore.. Che Ale trasforma. La Juve è viva. E ora ci crede. Sospinta da uno stadio improvvisamente incandescente. Fantastica partita le squadre si affrontano alla grande sono ormai saltati gli schemi ma purtroppo I rovesciamenti di fronte si sprecano. Segna il Chelsea. E chiude i conti. Belletti, dimenticato da Molinaro, cross al centro, Drogba arriva prima di una difesa centrale mutilata dall’assenza di Chiellini. Gara finita. Chelsea avanti, Juve fuori dall’Europa.
JUVENTUS-CHELSEA 2-2
(primo tempo 1-1)
MARCATORI: Iaquinta (J) al 19’, Essien (C) al 45’ p.t.; Del Piero (J) al 29’, Drogba (C) al 36’ s.t.
JUVENTUS (4-3-3): Buffon; Grygera, Mellberg, Chiellini, Molinaro; Marchisio, Tiago, Nedved (dal 13’ p.t. Salihamidzic); Iaquinta (dal 15’ s.t. Giovinco), Trezeguet (dal 33’ s.t. Amauri) Del Piero. (Manninger, Zebina, Ariaudo, Poulsen). All. Ranieri.
CHELSEA (4-1-4-1): Cech; Bosingwa, Alex (dal 43’ s.t. Carvalho), Terry, Cole; Mikel; Essien (dal 20’ s.t. Belletti), Ballack, Lampard, Anelka; Drogba. (Hilario, Mancienne, Deco, Malouda, Kalou). All. Hiddink.
ARBITRO: Mallenco (Spagna).
NOTE: stadio esaurito, circa 25.000 spettatori. Espulso Chiellini per doppia ammonizione; ammoniti Cech, Drogba, Cole, Del Piero, Anelka, Salihamiodzic. Recupero: 2’ p.t., 4’ s.t..


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Cassaintegrazione

diario 5/3/2009

Oggi per me è il primo giorno di cassaintegrazione,10 settimane ogni giovedi e ogni venerdi.Stato d'animo molto basso,la mia azienda nella provincia di rovigo è stata l'ultima a cadere in questa maledetta crisi che, non si sa dove portera e quando finirà.
Una crisi che ci fara perdere,nelle previsioni dei grandi economisti,due punti di pil cioè,nelle previsioni della fiom,circa a 500 mila posti di lavoro che salteranno a punto di percentuale.Un problema veramente grave sono gli ammortizzatori sociali visto che con la social card il governo abbia raschiato il barile usando i conti dormienti cioè, quei conti dimenticati o di persone morte.Un altro problema sono i tremonti bond che date le mie previsioni,premetto non sono un economista,ci porteranno allo sfascio piu totale.Sentivo in un telegiornale regionale l'intervista al presidente di confindustria Emma Marcegaglia dove diceva che il nostro sistema di walfer punta troppo sulle pensioni e molto meno sugli ammortizzatori sociali aumentare gli ammortizzatori sociali(per me queste parole hanno del "il lupo perde il pelo ma non il vizio")per aiutare i disoccupati che ora come ora non sono parole dette male visto che le vacche sono magre ma che in una situazione di vacche grasse potrebbero portare vantaggi alle aziende a eliminare personale e creare più precariato.
Spero che primo la mia azienda si riprenda e che i nostri politici riescano a trovare una soluzione per,primo aiutare i disoccupati con aumenmto dell assegno di disoccupazione e secondo di risollevare l'economia.

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Ciao a tutti

diario 23/2/2009

ITALIANIIIIII :)
ciao a tutti mi chiamo andrea e sono di pontecchio polesine in provincia di rovigo.vi scrivo per farvi capire quanto è bella sia l'italia che la vita criticandola sempre in maniera costruttiva.spero di poter aggiornare questo blog in maniera adeguata con informazioni che possano interessare alla popolazione,anche agli sportivi specialmente i commenti delle partite di calcio sono molto juventino.
auguro a tutti una felice lettura
fabbri andrea

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